La traversata delle 13 cime

giovedi 29 luglio - domenica 1 agosto 2004


   

Dalle inviate speciali Chiara&Chiara all’houte route 2004 un’allettante racconto delle vicissitudini di uomini (e donne) montagne,cibo e vesciche.


I giorno! Dopo la classica partenza assonnati dal piazzale sucai ,un gruppo scelto di alpinisti sucaini si dirige verso la zona del Cevedale,a sole 7 ore di macchina ( più o meno,secondo percorsi e varianti scelti dagli autisti) per il prestigioso giro delle 13 cime.
Dopo lauto pasto a Santa Caterina Valfurva,i nostri eroi partono alla volta del rifugio Pizzini,ache se la vera meta è il rifugio Casati,un puntino nero,lontano,sulla cresta dell’orizzonte; riforniti di fresche acque,ben apprezzate anche dalle sovrastanti mucche al pascolo,ci si inerpica per una pietraia (prima di una lunga serie) ciacolando giovialmente su assenti e presenti.
Una funicolare sospesa sulla nostra testa suscita desiderio di un trasporto zaini alternativo,nonché alcuni timori tra gli ingegneri presenti sulla solidità della costruzione.
Giunti all’agognato rifugio casati,dopo aver steso calzini ed indumenti sudaticci,hanno inizio le prime operazioni taglio e cucito sui calcagni degli sfortunati affetti da bolle:il caso più eclatante,che ha coinvolto tutta la comitiva come operazione di alta chirurgia ,i piedi di Pilu,ormai in stato pietoso e privi di ampie parti.
Tipica abbuffata di rifugio seguita dalla scoperta di fantastiche doti di massaggiatrice di Maria.
Dopodiché tutti ad assistere al gelido ma poetico tramonto dietro il Gran Zebrù,seguito da una terrorizzante riunione dei capicordata,con argomento principale:”how to use a corpo morto” (interpretato dai meno esperti “come liberarsi dei caduti lungo il percorso”)
Tisana Time e tutti a nanna!

 
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  II giorno Partiti alle prime luci dell’alba dal rifugio,bardati di tutto punto,gli intrepidi alpinisti si inerpicano,ancora decisamente addormentati ,su per il Cevedale.
Il gruppo non resta esattamente compatto,anche causa rottura di un rampone di Paolino,che in seguitò farà spesso parlare di sé (il rampone,non Paolino).
Raggiunta la cima del ventoso Cevedale il cammino prosegue su quelle che un comentatore spiritoso della relazione sulla gita ha definito “simpatici sfasciumi e facili boccette”
Si levano commenti ironici sulla sensibilità che offre il rampone sulla nuda roccia,e sorge una domanda..perché non usarlo anche in falesia?
Sempre piuttosto distaccati si conquista il Palon de la Mare,ma qualcuno rimpiange amaramente il mancato (per forza non fa parte delle 13 cime!) Monte Pasquale,dal nome allettante!(Gianni,promesso,ti portiamo il prossimo annno….)
Maxi-sosta gastronomica prima del gran finale…il Viotz!
Compaiono i personaggi più incredibili: Paolone ancora scosso dal crollo di un pezzo delle suddette boccette,Maurizio con ormai il casco incorporato per qualche misteriosa mutazione genetica…addirittura Lawrence d’Arabia,o forse semplicemente Lorenzo,con una maglietta in testa,per evitare l’insolazione dopo aver ceduto la bandana alla compagna di cordata!
Finalmente,dopo qualche minimo errore di percorso appare il Mantova!
Tutti si dirigono a nanna,spossati dalle 10 ore di marcia sotto il sole rovente,per alcuni “una ritirata di russia”(citazione by Pilu)
Mangiata Pantagruelica all’insegna del dubbio,che fare domani?Si opterà infine per un giorno di riposo con una sola discesa al Branca.
Degno di nota il mitico collirio di Gianni che portava al parziale accecamento di chiunque lo provasse.
 
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      III giorno Con tutta calma…si cambia rifugio.
Interessanti i reperti storici risalenti alla prima guerra mondiale trovati lungo il cammino:un rampone arrugginito e ,poco oltre,nientemeno che un pezzo del proprietario.
Non seguendo fortunatamente il consiglio del rifugista ,che ci avrebbe condotti su una terribile seraccata..caliamo da un semplice paretozzo,dove John Pit,con mirabolanti manovre di corda,riesce ad ottenere il più appropriato soprannome di John Spit.
Arrivati al Branca,bocciate alcune folli proposte di fare il bagno in un vicino laghetto o andare ad arrampicare,ci dedichiamo a un pomeriggio culturale chiacchierando di libri e film.
Pilù da il tragico annuncio che l’indomani non proseguirà con noi! L
Abbiamo subito la possibilità di godere dei pregi del rifugio di bassa valle:per la gioia del Kamasucai,per esempio,le docce,cui tutti accedono felici,sono comunicanti,per non dire aperte,tra settore maschile e femminile.
…e non parliamo dei grappini serali,che viziano la compagnia.
   
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        Il mattino seguente IV giorno la partenza non è delle più felici,causa sabbie (o fanghi) mobili che si spalancano sotto gli scarponi,infangando dalla testa ai piedi gli sfortunati malcapitati.
Superati i fanghi,le crisi di sonno di Lorenzo e le crisi esistenziali di Gianni (…divenuto il nonno dopo che la sua compagna di cordata diciassettenne si è lamentata di “risentire dell’età”) ci si lega e si inizia a risalire il ghiacciaio in direzione del Pizzo Tresero…la salita è lunga,ma tutto va per il meglio;il clima è mite e soleggiato e mentre Chiara si protegge dalle scottature applicando ceroni settecenteschi,Ila dice di sentirsi evaporare…
La cima è raggiunta,anche con un certo anticipo,che viene giustamente compensato con una lunga pausa;viene dato fondo alle provviste a lungo trasportate e sballottate negli zaini e ha inizio l’infinita discesa.
Le cordate sono ormai veramente affiatate,tanto che vengono proposti bagni termali e abbuffate di dolci.
All’arrivo,l’ultima fantastica sorpresa…pilu,dimostrando animo nobile e spirito cavalleresco ci ha comprato e tenuto al fresco le birre…niente poteva essere più gradito!
Ormai però ci siamo affezionati ai posti dove abbiamo trascorso quattro fantastici giorni…e decidiamo di trascorrerci anche la serata…dunque la Houte Route si conclude con 12 bottiglie di vino e una megaabbuffata di Pizzoccheri!
 
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alba dal
Cevedale,
Gianni

   

 

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